5 giugno 2026 - Staff
Nel primo trimestre del 2026 Intesa Sanpaolo ha rivelato, tramite il filing 13F alla SEC, di aver aumentato la propria esposizione sul mondo cripto da circa 100 a 235 milioni di dollari. Per un gruppo che gestisce oltre 1.400 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela, si tratta di una quota marginale, ma rappresenta l’espressione di un posizionamento chiaro.
Il dato va quindi letto più sul piano strategico che su quello dimensionale: non modifica gli equilibri di bilancio della banca, ma indica una direzione che potrebbe avere rilevanza per l’intero settore.
Le posizioni dichiarate da Intesa Sanpaolo rientrano nell’attività di proprietary trading: si tratta quindi di investimenti effettuati dalla banca per conto proprio e non di esposizioni assunte per conto della clientela. La distinzione è rilevante perché aiuta a interpretare correttamente la natura dell’operazione: Intesa non sta ancora distribuendo prodotti cripto alla clientela retail, ma sta costruendo competenze interne su strumenti, rischi e infrastrutture del settore.
Il desk è stato avviato nel 2023. In una prima fase l’operatività si è concentrata su ETP europei e futures; successivamente, con l’approvazione degli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti nel gennaio 2024, il desk ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione.
L’esposizione si sviluppa oggi su due livelli: il primo riguarda i digital asset, quasi interamente tramite ETF; il secondo interessa società quotate attive nel comparto cripto. Intesa presidia quindi il mercato da più angolazioni, mantenendosi però all’interno di strumenti coerenti con il perimetro istituzionale.
All’interno della componente digital asset, il portafoglio evidenzia una selezione ben definita. In continuità con il filing del 31 dicembre 2025, Bitcoin mantiene il proprio ruolo centrale all’interno del portafoglio, coerentemente con la sua posizione di asset di riferimento del mercato cripto.
Accanto a Bitcoin emergono alcuni cambiamenti significativi. Ethereum fa il suo ingresso in portafoglio con una caratteristica distintiva: lo staking, che aggiunge all’esposizione al prezzo anche una componente di rendimento. Viene inoltre introdotto XRP, mentre l’esposizione a Solana viene drasticamente ridotta.
L’esposizione direttamente collegata ai digital asset è la componente dominante all’interno del portafoglio, con un’esposizione a Bitcoin di circa 120 milioni di dollari, seguita da Ethereum con circa 80 milioni e XRP con poco meno di 20 milioni di dollari.
Quasi tutta l’esposizione ai digital asset passa attraverso ETF. Esiste però un’eccezione: gli 11 Bitcoin acquistati direttamente nel gennaio 2025, per un controvalore di circa 1,1 milioni di euro.
La posizione è contenuta, ma significativa per la sua natura. Se gli ETF permettono a Intesa di ottenere un’esposizione finanziaria al mercato, la detenzione diretta di Bitcoin richiede invece di sviluppare competenze operative legate a custodia, sicurezza, controlli interni, procedure, accounting e compliance.
È proprio questa dimensione operativa a rappresentare il passaggio più rilevante in vista di una futura offerta di servizi cripto alla clientela.
La strategia di Intesa non si limita all’esposizione diretta ai digital asset tramite ETF. Il portafoglio include anche partecipazioni in società quotate del comparto cripto, tra cui Coinbase e BitGo. La banca, quindi, non si espone soltanto all’andamento degli asset digitali, ma anche agli operatori che possono beneficiare della crescita dell’infrastruttura e dei servizi legati al settore.
A questa componente si affianca anche l’utilizzo di strumenti derivati, come le call sull’iShares Bitcoin Trust ETF (IBIT) che rappresentano un nuovo ingresso in portafoglio. Diverso, invece, il caso di Strategy, con la chiusura delle put presenti nella dichiarazione del 31 dicembre che segnala l’uscita da una posizione ribassista su uno dei principali proxy azionari di Bitcoin, dopo una fase di debolezza del mercato.
L’esposizione azionaria verso le società del settore rappresenta però una componente del tutto marginale del portafoglio, inferiore ai 4 milioni di dollari, con le posizioni più rilevanti in Coinbase (1,8 milioni di dollari) e BitGo (1,3 milioni di dollari).
A questa esposizione vanno aggiunte anche le opzioni call su IBIT, il cui valore stimato, per sottrazione, è vicino ai 25 milioni di dollari. Il valore nozionale delle opzioni (ovvero il valore complessivo dell’esposizione teorica sottostante ai contratti) supera però i 96 milioni di dollari al 31 marzo, segnalando una posizione fortemente orientata al rialzo su Bitcoin da parte di Intesa.
A questa esposizione si aggiunge anche l’ingresso di Intesa Sanpaolo nel consorzio europeo Qivalis. Il progetto, nato con l’obiettivo di sviluppare una stablecoin regolamentata denominata in euro, ha recentemente accolto 25 nuove banche, portando il numero complessivo delle istituzioni partecipanti a 37, distribuite in 15 Paesi europei.
Per Intesa, l’adesione al consorzio conferma un approccio che va oltre la sola esposizione finanziaria ai digital asset: la banca inizia a partecipare anche alla costruzione di infrastrutture regolamentate, coerenti con il quadro europeo e con le esigenze della finanza tradizionale.
L’aumento dell’esposizione cripto di Intesa Sanpaolo non rappresenta una semplice riallocazione di portafoglio. È una scelta strategica precisa: la banca ha deciso di incrementare l’esposizione in una fase ribassista del mercato, confermando un approccio di accumulo progressivo piuttosto che un ingresso opportunistico.
Il portafoglio rimane diversificato tra digital asset, derivati e società quotate del comparto, ma la direzione appare chiara: Bitcoin costituisce il nucleo centrale dell’esposizione, mentre le altre posizioni contribuiscono a rafforzare il presidio complessivo del settore.
Per il sistema bancario italiano, il segnale appare significativo: Intesa sembra prepararsi a un ingresso più strutturato nel mercato dei servizi cripto. Con MiCAR ormai operativo in Europa e il rilascio della prima autorizzazione in Italia, il quadro regolamentare rende questa evoluzione sempre più concreta.
In questa cornice si inserisce la lettura di Michele Mandelli, Managing Partner di CheckSig: “L’incremento dell’esposizione cripto di Intesa Sanpaolo non sorprende: è il naturale sviluppo di un approccio rigoroso all’asset class iniziato già nel 2023. Una scelta che conferma la crescente attenzione della banca verso il comparto degli asset digitali e che va nella direzione di un progressivo ampliamento dell’offerta alla clientela.”