Crypto Banking Survey 2026: il 62% dei clienti vuole servizi cripto dalla propria banca e chi li chiede è pronto a cambiare istituto

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17 giugno 2026 - Staff

La seconda edizione della Crypto Banking Survey, sondaggio condotto dal Digital Gold Institute per CheckSig, misura una domanda ormai matura di servizi cripto. Per le banche, non offrirli si traduce nel rischio concreto di perdere la relazione con il cliente.

Milano, 17 giugno 2026 - Il 62% dei clienti bancari italiani si aspetta che la propria banca offra servizi legati alle cripto-attività e, tra questi, il 69% - circa 7 su 10 - sarebbe disposto ad aprire un rapporto con un altro istituto pur di accedervi. È il dato di apertura della seconda edizione della Crypto Banking Survey, sondaggio realizzato per CheckSig - operatore cripto autorizzato MiCAR da Consob - dal Digital Gold Institute, il principale centro di ricerca europeo dedicato all’ecosistema cripto.

62% dei clienti si aspetta servizi cripto dalla propria banca - dati per età, patrimonio e reddito

Per il settore bancario la lettura è diretta: l’assenza di un’offerta cripto non è più una scelta neutra, ma un potenziale rischio competitivo. Il regolamento MiCA ha definito un perimetro operativo chiaro e armonizzato a livello europeo; nello stesso tempo la finestra di intervento tende a restringersi, perché stanno entrando nel mercato italiano banche estere già autorizzate MiCAR e operatori nativi cripto che stanno evolvendo verso i servizi finanziari tradizionali.

Per le banche il rischio è perdere la relazione con il cliente

Tra chi desidera servizi cripto dalla propria banca, il 69% si dichiara disposto a rivolgersi a un altro istituto per ottenerli. Il tema non riguarda quindi soltanto l’introduzione di nuovi prodotti, ma la capacità di trattenere e rafforzare la relazione con segmenti di clientela rilevanti sul piano patrimoniale.

La domanda arriva soprattutto dai clienti giovani e più patrimonializzati

Il 62% dei clienti bancari italiani si aspetta servizi cripto dalla propria banca e la quota sale all’89% tra i clienti più giovani e con maggiore capacità patrimoniale. La clientela chiede di accedere a questa asset class attraverso intermediari affidabili, regolamentati e in grado di offrire supporto consulenziale.

“I servizi più richiesti - consulenza finanziaria, custodia e compravendita - coincidono con competenze che fanno già parte del patrimonio distintivo del sistema bancario. I dati raccontano una domanda matura, che vorrebbe rivolgersi direttamente alla propria banca. Il punto non è più se integrare i servizi cripto, ma con quale tempestività”, commenta Maurizio Busetti, Head of Business Development di CheckSig.

Le cripto-attività nelle strategie patrimoniali degli italiani

A monte della domanda di servizi c’è un’adozione ormai consolidata. Il 43% degli italiani ha già investito o intende investire in cripto-attività e, tra gli investitori, il 63% detiene posizioni superiori a 10.000 euro. L’interesse si concentra nella fascia 20-39 anni e nei segmenti a maggiore capacità patrimoniale, con un profilo orientato alla diversificazione e a una gestione di lungo periodo.

Investimenti elevati: quasi 2 investitori su 3 detengono più di 10.000€

Il report integrale è disponibile alla pagina dedicata: Crypto Banking Survey 2026.

Nota metodologica

La Crypto Banking Survey 2026 è stata realizzata per CheckSig dal Digital Gold Institute. L’indagine è stata condotta da un provider terzo indipendente con metodologia CAWI (Computer-Assisted Web Interviewing, interviste online assistite da computer) su un campione rappresentativo di 1.000 italiani occupati di età compresa tra 20 e 65 anni. All’analisi quantitativa si affianca un approfondimento qualitativo curato dal Fintech District, la Community internazionale di riferimento per l’ecosistema Fintech e Techfin che oggi conta oltre 300 aziende, con i contributi di operatori attivi nell’integrazione di servizi cripto in ambito bancario come Trade Republic Bank e Banca Sella.

Scarica il comunicato stampa

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