3 luglio 2026 - Ferdinando Ametrano
Ragionare di condizioni abilitanti per l’innovazione fintech richiede di distinguere due piani: la cornice normativa e la postura del sistema. Nel mondo cripto la cornice europea oggi esiste: il Regolamento MiCA ha definito un perimetro comune per i servizi in cripto-attività. Quello che manca, soprattutto in Italia, è la scelta regolamentare e industriale di usare quel perimetro per integrare l’innovazione, invece di continuare a trattarla come un’anomalia da tenere ai margini.
C’è un’analogia che può essere utile per capire. Vent’anni fa l’industria dell’intrattenimento reagì al file-sharing peer-to-peer soprattutto con il contrasto. Non fu utile, la domanda non scomparve: si spostò verso canali illegali, non presidiati e privi di tutela. Il mercato tornò a essere contendibile quando l’offerta legale divenne più semplice, sicura e accessibile dell’alternativa pirata. L’innovazione va assecondata, riconducendola in un’offerta migliore, legale e presidiata.
Il parallelo con le cripto-attività ha un limite evidente, che rafforza l’argomento: nel file-sharing il nodo era spesso la violazione del diritto d’autore; l’investimento in cripto-attività, invece, è lecito. E la domanda è strutturale: non si dissolve per moral suasion. In Italia persiste una lettura delle cripto come fenomeno meramente speculativo, assimilabile al gioco d’azzardo o privo di utilità sociale; eppure alcune cripto-attività, Bitcoin in particolare, meritano di essere valutate con strumenti di investimento, non rimosse dal perimetro vigilato. Scoraggiare in modo indifferenziato una domanda lecita non la elimina: il risparmiatore non rinuncia all’esposizione, più spesso la cerca altrove, presso operatori esteri o canali meno integrati con il sistema finanziario nazionale.
Per l’Italia la posta in gioco va oltre il singolo risparmiatore. Quando la domanda migra fuori dal perimetro nazionale il rischio non viene eliminato: viene spostato dove il sistema ha meno capacità di osservarlo e presidiarlo. Il cliente resta esposto, ma senza la prossimità della propria banca, senza una catena di responsabilità domestica e spesso senza standard di custodia, informativa e adeguatezza comparabili. E con la domanda se ne vanno i dati delle transazioni, le competenze tecniche, i margini di intermediazione, il gettito fiscale e la stessa possibilità di costruire una filiera nazionale di operatori vigilati.
La postura prudenziale era comprensibile in una fase priva di regole comuni: nel 2014 la stessa EBA invitava a dissuadere le istituzioni finanziarie dall’operare in cripto-attività, in attesa di un quadro normativo. Oggi, con il Regolamento MiCA, quel quadro esiste, e la domanda non è più se il fenomeno debba restare fuori dal sistema vigilato, ma come debba entrarvi in modo ordinato. Le condizioni abilitanti, allora, non dipendono anzitutto da nuove leggi, ma da scelte di attuazione, vigilanza e mercato.
Sul piano delle regole serve coerenza: trattare il quadro europeo per quello che è — in vigore — e non come se non fosse mai entrato in funzione. Vigilare significa integrare nel perimetro presidiato, non respingere al di fuori di esso.
Sul piano culturale occorre distinguere le opinioni personali, per quanto legittime, dalla postura del regolatore. Il compito della vigilanza è la tutela del risparmiatore attraverso il presidio, non il giudizio di valore su una classe di attività.
Sul piano della collaborazione, infine, banche e gestori patrimoniali devono poter offrire servizi cripto regolamentati, anche in partnership con i CASP autorizzati ai sensi del MiCAR. In concreto: modelli di custodia segregata ed execution tramite CASP autorizzati, reporting fiscale integrato, presidi AML coerenti, formazione della rete e disclosure comprensibile per il cliente. È così che si costruisce una filiera nazionale conforme, trattenendo competenze e capitali nel Paese, invece di consegnare il mercato a intermediari esteri e penalizzare le istituzioni italiane nella concorrenza europea.
Non si tratta, allora, di promuovere le cripto, ma di governare una domanda che esiste già. La scelta non è tra prudenza e innovazione: è tra una prudenza che presidia il mercato e lo fa crescere in modo ordinato e una prudenza che lo fa migrare in aree grigie. Per il sistema finanziario italiano, ricondurre le cripto-attività dentro canali vigilati significa competere in Europa e offrire ai risparmiatori una tutela di prossimità che gli operatori esteri non sempre possono garantire.
Originariamente pubblicato su Fintech+ de IlSole24Ore